Gli Ewe e i Fon: etnie del golfo di Guinea

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Queste immagini sono state realizzate dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni negli anni sessanta del secolo scorso presso gli Ewe (Eve o Yewe), diffusi in Togo, Benin, Ghana e i Fon (chiamati Dahomey fino al 1975), sparsi in Togo, Benin, sud Nigeria.

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Danze vudu e sacerdoti
Il Vudu (Vudù, Vodou, Vodun nella lingua Fon) è un culto di origine africana ritenuto da molti studiosi una delle religioni più antiche del mondo.

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Nasce sulle coste del golfo del Togo-Benin e, successivamente, è diffuso dagli schiavi africani nelle isole caraibiche (maggiomente nell’isola di Haiti), spargendosi poi in tutta l’America Centrale.

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Dal 1996 è riconosciuto religione ufficiale nel Benin. I ballerini indossano abiti colorati e si ornano di collane con conchiglie cauri (cyprea moneta), un tempo diffusamente usate come moneta e ancor oggi ricercate perchè ritenute beneauguranti, ricordando l’organo genitale femminile.

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Il culto Vudu prevede sacrifici di sangue, soprattutto di galli.

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Il sacrificio
Davanti ad uno degli innumerevoli feticci Ewe, viene sacrificato un gallo. E’ un rito propiziatorio per acquisire la benevolenza della divinità e assicurare la fecondità alla donna. E’ svolto dall’uomo del culto, seguendo i dettami consacrati dal rito. Si notano i resti delle numerose, precedenti offerte di cibo e sangue che coprono il feticcio.

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Mawu, l’essere supremo e le divinità minori
Per gli Ewe, l’Essere Supremo creatore è Mawu, lontano e irraggiungibile. E’ quindi necessario rivolgersi a divinità minori, i Vudun (o Spiriti feticci), indispensabili intermediari tra la divinità assoluta e l’uomo. Tra i tanti ricordiamo Heviesso, il dio della folgore, Sakpata, il dio del vaiolo, Gun, il dio del ferro, Dangbe il pitone. Tuttavia il feticcio più possente e diffuso è Legba che rappresenta l’intelligenza, la potenza, la virilità ed è sempre rappresentato con il fallo in erezione. E’ frequentemente invocato dalle persone anziane per ottenere la salute.

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Gli altari di Legba
Numerosi sono gli altarini di Legba eretti all’ingresso dei villaggi a scopo protettivo. Sono chiamati Tolegba e sono disseminati anche negli spazi pubblici, lungo le piste, negli incroci dei sentieri che si diramano nella foresta. Alcuni sono informi cumuli di argilla, talvolta di termitai, dove è sagomata la testa rotonda e due fori per gli occhi. Nella foresta sono difesi dalle piogge con sommari ripari di foglie, mentre nei villaggi sono protetti da muretti d’ argilla.

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Danze in onore di Legba
Legba viene frequentemente onorato con danze durante le quali i ballerini ostentano un fallo di legno.

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Danze parossistiche 
Talvolta i ballerini, accompagnati dal suono ossessivo dei tamburi, eseguono danze parossistiche durante le quali lacerano con i denti un capretto sacrificato. Rituali di possessione al termine dei quali il posseduto riferisce di non ricordare quanto ha fatto. Nessuno dei presenti ha voluto ragguagliarci sul significato di questa incredibile danza.

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Il culto dei gemelli
Il culto dei gemelli è ampiamente diffuso negli Stati che si aprono sul golfo di Guinea dove il parto gemellare è frequente (uno su venti). I gemelli rappresentano la coppia primordiale e sono simbolo dell’ordine perfetto. Per i Fon sono una benedizione per tutto il villaggio. La morte di uno dei gemelli, spezza per sempre questo importante rapporto. E’ necessario quindi mantenere la coppia facendo scolpire l’effige in legno del gemello defunto, al quale viene riservato lo stesso trattamento riservato al sopravissuto.

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L’allattamento
La madre, quando allatta il figlio, non si dimentica di porgere l’altro seno all’effige del defunto. Talvolta preme per far uscire qualche goccia di latte. Se il legno lo assorbe, la madre non potrà far a meno di manifestare la sua gioia.

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Due piattini
Durante il periodo di svezzamento, le poppate sono alternate con cibi solidi, in questo caso con chicchi di riso posti su due piattini. E’ indispensabile simulare l’offerta di cibo anche alla statuetta per non spezzare il legame col fratello sopravissuto che dovrà continuare per tutta la vita.

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La madre lascia la capanna
La statuetta di legno non viene mai abbandonata. Anche quando la donna si allontana per assolvere le moltelici incombenze giornaliere, non si dimentica di portare con sè l’effige del figlio defunto che sente vivo e presente.

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I feticci viventi
Siamo stati testimoni di uno straordinario e incredibile evento. Dal diario della spedizione: “E’ l’alba quando vediamo uscire dal convento feticista un involucro che racchiude un corpo immobile, certamente di un fanciullo, apparentemente senza vita. Il sudario viene mostrato a tutti i presenti, poi è deposto a terra al centro del villaggio”.

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Le donne del villaggio
Le donne accorrono numerose e s’inginocchiano davanti all’involucro. Lo bagnano spruzzando acqua dalla bocca, qualcuna piange. Il corpo è immobile e temono che il sudario racchiuda un defunto.

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Misture segrete
Tolte le bende appare il corpo immobile di un giovane nel quale il respiro sembra inesistente. E’ stato scelto per essere al servizio di feticcio. Ora è indispensabile rianimarlo, farlo emergere dallo stato di morte apparente in cui è stato portato con l’assunzione di misture segrete, droghe la cui composizione non ci è stata rivelate nonostante le nostre continue e insistenti domande.

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I massaggi
A lungo il corpo viene massaggiato dalle donne per rianimarlo e farlo uscire dalla morte apparente. Gli occhi sono coperti con una foglia per non danneggiare la vista del giovane non più abituata alla forte luce. Ci spiegano che è stato segregato per lungo tempo, sottoposto a dure prove, senza bere e senza mangiare. Una testimonianza che non ci è stata possibile verificare.

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Il risveglio
Dopo alcune ore il corpo sembra rianimarsi. Viene riportato nel convento. Uscirà dopo il tramonto, unto di olio, aiutato a muovere i primi passi dopo giorni d’inattività. Parla una nuova lingua: l’idioma del feticcio. D’ora in poi sarà per sempre al servizio del feticcio che l’ha prescelto, intermediario tra l’uomo e la divinità. Si conoscono solo frammentari dettagli su questa segreta iniziazione.

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I gris-gris: gli amuleti dai molteplici usi
Gli Ewe, come molte popolazioni del Golfo di Guinea, temono le oscure forze positive o negative provenienti da uomini o divinità. Nascono così i gris-gris, gli amuleti personali costruiti con i materiali più eterogenei (animali, vegetali, minerali), venduti nei mercati e scelti per anologie o associazioni di idee. Un dente di leopardo assicura l’agilità dell’animale, quello di un leone genera forza e coraggio. I gris-gris possono allontanare i pericoli, scongiurare le malattie, garantire la salute o il successo in amore, assicurare il buon esito di una attività… In Togo sono utilizzate le pietre delle folgori, originate dal dio Heviesso. Estratte dal terreno danno, a coloro che le portano, coraggio di fronte al nemico.

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Dagbè, il dio pitone
Esistono molti templi dedicati a questo possente rettile, il Pitone de Seba (python sebae). Le donne preposte al loro culto sono chiamate Demo (madre del pitone). Il rettile non è rinchiuso nel tempio e quindi può entrare e uscire liberamente. Se un uomo incontra un pitone, non può maltrattarlo ma deve chiamare lo stregone che, dopo essersi inginocchiato di fronte all’animale, lo riporta al tempio con estrema cura. Coloro che, in tempi passati, uccidevano volontariamente un pitone veniva bruciati vivi.

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I primi insegnamenti
All’inizio del ciclo mestruale di una figlia, i genitori sacrificano un capretto e raccolgono il sangue in un buco scavato in terra. La madre poi strappa ciuffi di peli dell’animale che posa sulle gambe e sulle braccia della giovane.

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E’ un rito beneaugurante al quale seguono gli insegnamenti della madre che vertono sui doveri della giovane quando diventerà moglie e madre.

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Presso il Museo Castiglioni è possibile scoprire straordinari reperti etnologici ed archeologici.

Tutte le immagini fotografiche, i disegni e i testi di questo articolo sono di proprietà esclusiva dei fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni. Qualsiasi riproduzione, anche se parziale, è vietata. Per ricevere autorizzazione all’utilizzo si prega di contattare il Museo Castiglioni.

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