Credenze e magie dei popoli della foresta

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In foresta
Novembre 1970. Ci troviamo nelle foreste della Repubblica Centrafricana. Vogliamo raggiungere un villaggio Mandja, per documentare le cure magiche praticate dagli “uomini della medicina (fetischeur) nei piccoli e isolati villaggi.

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Il campo
Dal diario della spedizione: “Abbiamo aperto le tende in una radura. Non possiamo fare a meno di pensare alle genti della foresta che si sentono deboli e impotenti, immersi come sono in questa vegetazione lussureggiante e possente. Sono forse state le forze naturali che circondano l’uomo e che lui sente presenti, a creare la paura e l‘angoscia che lo hanno spinto a cercare rifugio e protezione nella magia.

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Le depositarie della tradizione
Le anziane Manja, depositarie delle conoscenze del villaggio, si sono riunite per effettuare un rito particolare: ridare fecondità a una giovane che, nonostante sia sposata, non riesce ad avere un figlio. Solo con le loro conoscenze dei rituali magici potranno aiutarla.

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Danze e musiche
Come avviene durante i rituali africani la musica è sempre presente. Il “balafon” accompagna i ballerini. Suoni e danze sono fontamentali per richiamare le forze della natura e invocare l’aiuto degli antenati.

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L’attesa
Sdraiata su uno strato di particolari foglie, che le anziane ritengono ricche di valenze positive, la giovane attende pazientemente l’inizio del rito.

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Risvegliare le energie
L’anziana guaritrisce agisce rapidamente. Fa ruotare a lungo un bastone, simbolo fallico, sul corpo della giovane. Poi la tocca, ripetutamente, con la punta. “Cerca di risvegliare le energie del suo ventre”, ci spiega il nostro interprete.

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La conclusione del rito
Notiamo che alcune gocce di orina hanno bagnato il corpo della giovane, “L’anziana donna – ci dice ancora il nostro interprete –  ha generato otto figli, l’ultimo non tanto tempo fa. E’ stata molto prolifica e ora cerca di trasmettere, bagnandola con l’orina, la sua fertilità alla giovane”.

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La montata lattea – Costruire un altarino
“L’uomo della medicina” costruisce un altarino davanti ad un albero sacro. Una donna ha partorito ma non ha ancora avuto la montata lattea. E’ indispensabile il suo intervento.

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L’offerta
Ha inizio il rituale. L’uomo ha sacrificato una gallina le cui piume bianche ricordano il colore del latte.

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Il fischietto magico
Dopo aver posata l’offerta sull’altarino, il mago invoca, soffiando ripetutamente in un fischietto, l’intervento delle energie della natura che lui sente presenti e che lo circondano. Una supplica che continua a lungo.

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Il lattice
Dopo aver inciso la corteccia di un albero, probabilmente un ficus, raccoglie in una piccola calebasse, il lattice bianco che fuoriesce, attento che neppure una goccia vada perduta.

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Bagnare i seni
Con il lattice bagna il capezzolo della donna. E’ un rito di magia imitativa, il simile richiama il simile. Il bianco lattice stimolerà la tanto attesa montata lattea.

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Stimolare la montata lattea
Il rituale ha termine solo quando l’uomo imiterà il poppare del neonato. Solo così la donna avrà latte in abbondanza che le permetterà di prolungare l’allattamento, anche per due, tre anni, fornendo al nuovo nato l’unico alimento sterile che gli permetterà di superare la criticità dei primi anni di vita, mantenendolo in buona salute.

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Presso il Museo Castiglioni è possibile scoprire straordinari reperti etnologici ed archeologici.

Tutte le immagini fotografiche, i disegni e i testi di questo articolo sono di proprietà esclusiva dei fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni. Qualsiasi riproduzione, anche se parziale, è vietata. Per ricevere autorizzazione all’utilizzo si prega di contattare il Museo Castiglioni.

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