I coccodrilli sacri dei Mossi

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Queste foto realizzate dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni, risalgono agli inizi degli anni settanta quando il turismo organizzato non era ancora arrivato a sconvolgere gli antichi usi e riti dei Mossi, gruppo etnico stanziato nell’area centrale del Burkina Faso nel bacino del fiume Volta. Popolo di agricoltori, la loro vita è strettamente legata all’acqua in un ambiente colpito talvolta da gravi e prolungate siccità.

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I coccodrilli e l’acqua
Il coccodrillo vive nell’acqua e acqua vuol dire vita. Dove c’è questo rettile anfibio c’è anche la possibilità per l’uomo di coltivare e vivere. Tra i Mossi tutta la famiglia collabora alla coltivazione dei campi, loro grande ricchezza.

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L’insegnamento
Seduti sul bordo dello specchio d’acqua, i giovani Mossi ascoltano per ore gli insegnamenti dell’anziano. La società Mossi era, a quei tempi, tradizionalmente divisa in due classi fondamentali. Quella dei nobili o natomsè, destinati per tradizione al potere politico e quella dei talsè che non potevano accedere a cariche importanti. Tra i molteplici privilegi riconosciuti ai nobili, c’era quella dell’immunità per i delitti commessi contro i non nobili.

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Modifiche sociali
Oggi la società Mossi è molto cambiata a causa dell’indebolimento dell’autorità dei capi-famiglia di fronte allo spirito di emancipazione dei giovani, che non accettano le regole rigide imposte dalla famiglia tradizionale. Molti sono emigrati verso altri Paesi. Tuttavia, ancor oggi, viene eletto a Uagadougou, la capitale del Burkina Faso, il Mogho Naba, il quale pur non avendo più alcun peso politico, gode di un prestigio morale incontestabile, dovuto al rispetto delle tradizioni ancestrali.

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Coccodrilli e antenati
Tra i Mossi è molto radicato il concetto dell’esistenza di un legame tra l’uomo e un determinato animale nel quale identificano un Antenato, che deve essere rispettato, con l’offerta di cibo. Gli Avi sono inoltre i giudici che hanno il potere di permettere ai loro discendenti l’ingresso nel mondo dei defunti. I Mossi credono che i progenitori “ritornino” nei neonati. Quando sta per nascere un bambino, il futuro padre consulta l’indovino del villaggio per sapere quale antenato tornerà a vivere sulla terra.

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Un tacito accordo
Ci ha spiegato l’anziano Mossi: “tra gli esseri umani e gli animali esiste un tacito accordo, un divieto di nuocersi reciprocamente. Uomo e animale devono mantenere una mutua e pacifica convivenza. Nessun Mossi uccide un coccodrillo nè si dimentica di offrirgli del cibo, e nessun coccodrillo assale un uomo. Così gli abitanti possono attraversare a piedi l’intero bacino, durante il periodo delle acque basse, senza venire disturbati. E come potrebbe essere altrimenti se gli antenati albergano nei coccodrilli?

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Offerte rituali
Privarsi di un animale da cortile per offrirlo in pasto al coccodrillo è una grossa rinuncia per la comunità. E’, tuttavia, l’unico modo per manterere saldo il legame con gli Avi e ottenere quella benevolenza necessaria a garantire la sicurezza e la tranquillità futura. Non è quindi un’inutile dimostrazione di coraggio del giovane sedere sul dorso del coccodrillo. E’ dimostrazione di fiducia nella benevolenza di un suo Antenato.

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Rito di fertilità
Anche presso altri gruppi etnici africani abbiamo documentato il perdurare di un culto del coccodrillo. Tra i Manja della Repubblica Centrafricana, le giovani, accompagnate da un anziano depositario delle antiche conoscenze, offrivano galli e galline a un coccodrllo sacro per assicurarsi fecondità e una numerosa prole. Alla fine del secolo scorso in alcune paesi africani, come tra i Kasena del Ghana, gli abitanti esibiscono ai turisti coccodrilli addomesticati che vivono in pozze artificiali, inducendoli ad afferrarli per la coda, cancellando così i profondi significati mitici che, un tempo, legavano l’uomo all’animale.
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Un’antica tecnica di pesca
Durante il periodo di siccità, quando le acque sono basse e i pesci sono imprigionati nel fango, i Mossi svolgono collettivamente un metodo di pesca già documentato dagli esploratori europei dell‘800.

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Imprigionare i pesci
Con una particolare “nassa” imprigionano il pesce. E’ poi sufficiente introdurre un braccio dall’alto, per catturarlo. Una tecnica di pesca semplice, sovente dagli scarsi risultati, che permette, tuttavia, di integrare col pesce i quotidiani pasti a base di farina di cereali.

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Presso il Museo Castiglioni è possibile scoprire straordinari reperti etnologici ed archeologici.

Tutte le immagini fotografiche, i disegni e i testi di questo articolo sono di proprietà esclusiva dei fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni. Qualsiasi riproduzione, anche se parziale, è vietata. Per ricevere autorizzazione all’utilizzo si prega di contattare il Museo Castiglioni.

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